Al Castello del Valentino NODES racconta tre anni di progetti, numeri e collaborazioni

Si è svolto nel Salone d’Onore del Castello del Valentino l’evento conclusivo di NODES – Nord Ovest Digitale e Sostenibile, l’Ecosistema dell’Innovazione nato nell’ambito del programma nazionale finanziato dal MUR con risorse PNRR. Un’occasione per fare il punto su tre anni di attività che hanno visto università, imprese e territori collaborare per rafforzare il trasferimento tecnologico, sostenere nuova imprenditorialità e sviluppare competenze avanzate per la doppia transizione digitale ed ecologica.
Con una dotazione di oltre 112 milioni di euro e il coinvolgimento di 33 partner, NODES ha costruito un sistema articolato e collaborativo, capace di mettere in relazione atenei, centri di ricerca, imprese e pubbliche amministrazioni. Un percorso evocato anche dall’apertura musicale dell’evento, che ha richiamato simbolicamente la capacità “orchestrale” di un progetto fondato sull’integrazione di competenze diverse.
Nel suo saluto istituzionale, Claudia Porchietto, Sottosegretario alla Presidenza della Regione Piemonte, ha sottolineato come “mettere insieme competenze universitarie in dialogo con le imprese non sia facile”, evidenziando però i risultati concreti raggiunti e auspicando che “quanto realizzato possa continuare nel futuro”.
Il presidente dell’HUB NODES e Rettore del Politecnico di Torino, Stefano Paolo Corgnati, ha evidenziato come il progetto abbia permesso di “togliere diffidenza” tra gli atenei e costruire una collaborazione reale, estesa anche alle imprese, in particolare le più piccole: “Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare tra atenei e, soprattutto, di ampliare il dialogo con le imprese. Uno dei temi principali è il coinvolgimento delle piccole e medie imprese, comprese le micro imprese, che spesso incontrano difficoltà a partecipare a bandi competitivi”. Un’eredità quella di NODES che, ha aggiunto, “non è solo nei numeri, ma nelle reti di persone e competenze che ora dobbiamo continuare a far vivere. Abbiamo dimostrato che il sistema universitario è motore di competitività, capace di divenire propulsore di sviluppo – nel nostro caso - del Nord Ovest”.
Per la Direzione Generale del Ministero dell’Università e della Ricerca, Fabrizio Cobis ha definito NODES “una sfida molto alta” che ha portato a risultati concreti in tre anni. “Il PNRR aveva proprio l’obiettivo di generare innovazioni, generare nuove abitudini, creare un nuovo modo di pensare e di approcciare. Una sfida ambiziosa che NODES insieme a tutti gli altri ecosistemi hanno raggiunto, riuscendo tutti insieme a spendere circa 5 miliardi di euro totali”. Corbis ha sottolineato come il programma abbia contribuito ad “avvicinare chi produce conoscenza e chi la trasforma in valore”, dimostrando la capacità del sistema della ricerca di lavorare in modo integrato e rispettare obiettivi ambiziosi.
A seguire, la Direttrice Generale Chiara L. G. Ferroni ha presentato i principali risultati raggiunti: sette aree tematiche, sette atenei coinvolti in una governance condivisa e un’intensa attività di ricerca, formazione e trasferimento tecnologico. Tra i dati più significativi: 15 progetti bandiera, 862 pubblicazioni scientifiche, 265 deliverable, oltre 200 percorsi formativi che hanno coinvolto più di 6.000 partecipanti e circa 700 studenti impegnati in collaborazione con le imprese, anche attraverso dottorati industriali.
Sul fronte dell’innovazione, sono stati attivati 310 progetti con le imprese per un valore complessivo di 56 milioni di euro, accompagnati da 101 collaborazioni strutturate tra aziende e atenei. Il programma ha inoltre favorito la nascita di 10 startup e spin-off, sostenuto 29 percorsi di accelerazione e finanziato 40 servizi dedicati.
“Una sfida ambiziosa soprattutto perché è stata inizialmente organizzativa, con una governance di sistema che ha fatto lavorare assieme sette atenei coordinatori che hanno avuto un ruolo centrale, poiché hanno intercettato i bisogni dei territori, divenendo registi dei processi di innovazione”. “Ce l’abbiamo fatta – ha dichiarato – abbiamo costruito una vera rete fatta di legami e collaborazioni che continueranno anche oltre la fine del programma”.

Il racconto degli spoke
Nel corso dell’evento sono intervenuti anche i rappresentanti dei sette atenei coordinatori del progetto coinvolti, che hanno condiviso esperienze e prospettive maturate all’interno dei diversi ambiti tematici, gli Spoke.
Cristina Prandi, Rettrice dell’Università degli Studi di Torino e coordinatrice dello Spoke 2 – Green technologies and sustainable industries, sottolinea come il lavoro si sia concentrato sull’innovazione dei processi a partire da competenze verticali. “Lavorare nell’ecosistema NODES – evidenzia – ha significato anticipare ciò che oggi gli atenei devono mettere in campo, in particolare sul fronte della formazione continua”. L’esperienza dei numerosi corsi attivati è stata, nelle sue parole, “una vera palestra per le università”, così come fondamentale è stato l’apprendimento di un nuovo modo di collaborare con le imprese: “Ci siamo messi dal loro punto di vista, invertendo il paradigma grazie ai bandi a cascata e avvicinando la ricerca al sistema produttivo”. Forte, inoltre, il richiamo alla necessità di rafforzare la formazione dottorale e sensibilizzare il mondo produttivo sull’alta formazione.
Segue Umberto Piarulli, Prorettore vicario dell’Università degli Studi dell’Insubria e coordinatore dello Spoke 3 – Industria del turismo e cultura, che pone al centro “la creatività come motore di innovazione”. L’esperienza NODES viene descritta come “un momento di crescita non solo per l’ateneo, ma per tutto il Nord-Ovest”, capace di generare un forte collegamento tra università, una collaborazione che – auspica – “dovrà consolidarsi e proseguire in nuovi progetti”.
Per lo Spoke 4 – Montagna digitale e sostenibile interviene Manuela Ceretta, Rettrice dell’Università della Valle d’Aosta, evidenziando la specificità di uno spoke “unico, con un taglio geografico”. I territori montani, ricorda, sono particolarmente esposti alle sfide della transizione ecologica e digitale: “Se oggi l’Università è più attrezzata, è anche grazie a NODES”. La parola chiave è “ricchezza”, intesa come scoperta del valore dei territori e delle università coinvolte. “Abituati a collaborare a livello internazionale, con NODES abbiamo imparato a lavorare tra partner di territorio”, aggiunge, esprimendo gratitudine al Politecnico per il supporto alle realtà più piccole.
Menico Rizzi, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale e referente dello Spoke 5 – Industria della salute e silver economy, richiama invece il tema dell’invecchiamento come sfida centrale: “In un mondo in cui la salute riguarda sempre più la terza età, abbiamo costruito un partenariato esteso in cui le competenze si sono contaminate positivamente”. Tra i valori aggiunti, sottolinea il ruolo delle PMI e delle microimprese, e guarda al futuro: “Finiscono i fondi, ma le idee sono pronte per essere sviluppate nei programmi europei come Horizon”. Un patrimonio – conclude – che permetterà di attrarre nuove risorse.
Per lo Spoke 6 – Agroindustria primaria prende la parola Giancarlo Sangalli, Prorettore alla Ricerca dell’Università di Pavia, che evidenzia la complessità del lavoro con microimprese, realtà molto diverse dai partner abituali degli atenei. “È stata un’attività sfidante, ma con un forte impatto sulla formazione e sul capitale umano”, che ha coinvolto dottorandi, ricercatori, imprenditori, agricoltori e cittadini. La direzione è chiara: “rafforzare la collaborazione tra l’eccellenza della ricerca e la visione pragmatica delle imprese del territorio”.
A chiudere è Nicola Perullo, Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e referente dello Spoke 7 – Agroindustria secondaria, che sottolinea il valore dell’inclusione: “Siamo tra i più piccoli atenei, e NODES ha rappresentato una grande opportunità di crescita”. Il progetto, ricorda, è stato “il primo grande programma a cui abbiamo partecipato, e nel quale siamo stati accolti”, segnando un passaggio importante nel percorso di sviluppo dell’università.
A conclusione dei lavori è emersa una visione condivisa: NODES non rappresenta solo un progetto concluso con successo, ma un patrimonio di relazioni, competenze e modelli operativi da cui ripartire. Una base solida per rafforzare il ruolo delle università come motore di sviluppo e competitività del Nord Ovest, proseguendo nel dialogo tra ricerca, imprese e territori.
